„ Ma, domando io, devono essere soltanto sussidiati gli Orfani?

„ Quanti Padri o, in loro mancanza, quante Madri di famiglia, per incuria o per non poter sopperire alle spese occorrenti, non procurano a’ loro piccoli figli quelle educazione conveniente che a quest’ ultimi competerebbe! E frattanto questi si riducono girovaghi e più specialmente per le vie della città: vedono il malo esempio e lo se­guono. Cosi, crescendo, si trovano involti nell’ ozio per abitudine ; non si piegano che di male voglia al lavoro; diventano cattivi anzi pessimi operai ; trascurano il lavoro e lo abbandonano in fine per modo che non è a maravi­gliare, se talvolta l’ozio li trascina anche al delitto.

„ E’ necessario adunque, anche pe’ figli del povero che hanno viventi ambi od uno almeno de’ genitori, una CASA DI LAVORO la quale li accolga, com’è stato istituito per gli Orfani, con braccia paterne onde anch’essi siano educati. La saggia educazione ne’ Giovani spingerà sempre le Na­zioni al vero progresso.

„ Perciò, esposto quanto sopra, io Tommaso del fu Cavaliere Onofrio Conversini, Dottore in Scienze fisico-ma­tematiche e possidente domiciliato in Pistoia nel proprio palazzo d’abitazione situato nel Corso -Vittorio Emanuele al N.° 1131, intendo e voglio con quest’ atto testamentario, dichiarante nella pienezza della mia salute la mia ultima volontà, istituire siccome istituisco una nuova Fondazione da erigersi in Corpo Morale avente lo scopo d’apprestare ai Giovani miserabili domiciliati nella città e nelle cortine suburbane di Pistoia, purchè non siano orfani assoluti (privi di ambi genitori), quell’ insegnamento intellettuale morale ed industriale reclamato dall’ esigenze dei tempi; talchè l’effetto sia che i Giovani, tenuti in quest’Istituto dai sette ai diciotto anni compiti, siano in grado di essere utili agli altri ed a se medesimi.„ Voglio che la Sede di questo nuovo Corpo Morale venga stabilita in detto palazzo, ed occorrendo, anche ne’suoi accessorii cite sono pure di mia proprietà. Sopra la porta principale del palazzo medesimo sarà scritto:

TOMMASO CONVERSINI
PEI GIOVANI MISERABILI NON ORFANI
QUESTO PIO ISTITUTO NELLA SUA CASA FONDAVA.

E quindi, onde abbia vita e sussistenza, nomino ad Erede universale del mio patrimonio lo stesso Corpo Mo­rale da me testatore quì sopra novellamente istituito il quale intendo che vada a porsi sotto il dominio della legge sull’amministrazione dell’ Opere Pie de’ tre Agosto 1862, N° 753, e del suo relativo Regolamento de’ 27 Novembre successivo.

In tal guisa, dopo aver dichiarato lo scopo dell’Isti­tuzione in parola, ordino e voglio

1.° Che mentre il lavoro deve essere obbligatorio pei giovani, il Corpo Morale non debba giammai assumere nessun rischio sulle lavorazioni nè speculare per proprio conto sia commercialmente sia industrialmente; e ciò onde si eviti il triste caso che, per fallimento, non restino dilapidate quelle sostanze che un dì con tanta cura, o padri di famiglia, gelosamente amministrai per conto dei figli vostri.

2.° Che i giovani, ond’ essere ammessi in questo isti­tuto, abbiano vivente almeno uno dei genitori uniti già legittimamente con vincolo matrimoniale: ma che siano pre­feriti, peraltro, quei giovani che hanno il padre vivente; poichè, in mancanza di questo, non è preclusa ai medesimi la via per esser ricevuti nel menzionato Orfanotrofio Ma­schile.

3.° Che l’infrascritto Consiglio de’ Padri di Famiglia ricevuta istanza da’genitori richiedenti l’ammissione de’ lo­ro figli in quest’Istituto, esamini scrupolosamente le condizioni di ogni individuo onde conoscere in quali si trovano gli estremi di miserabilità, pell’ ammissione: e su di ciò decida inappellabilmente: quindi. imborsati i giovani tro­vati meritevoli, all’ultimo estratto sia conferito il posto; ben inteso che a questo coscienzioso esame ed all’estra­zione siano presenti almeno tre Consiglieri. E, se talvolta per cause inopinate non potessero adempiersi le indicate prescrizioni, il Consiglio comunale di Pistoia colle stesse formalità conferisca per quella volta il posto. E, nel caso che non si faccia luogo al concorso ossia che uno solo sia il richiedente degno di essere ammesso, a lui sia conferito il posto.

4.° Che il numero dei giovani ascenda a tanti quanti possono essere mantenuti dalle rendite del patrimonio ap­purato dalle spese necessarie; e con riserva d’ una conve­niente massa di rispetto.

5.° Che infine non debbano esser fatti debiti, ai quali ho visto sempre succedere la morte economica di chi li fa.

„ Nomino ad esecutori testamentari l’illustrissimo Sig. Sindaco del Comune di Pistoia il quale potrà farsi rap­presentare da qualunque membro del Consiglio comunale, il molto Reverendo Priore (o l’economo spirituale) della mia Parrocchia di S. Vitale, e l’ Illustrissimo Sig. Cavalier Giuseppe Forteguerri. Lo stesso Consiglio comunale di Pi­stoia, qualora alcuno degli Esecutori non possa o non vo­glia accettare ovvero (accettato) tenere l’incarico, provvederà, immediatamente alla sostituzione; ma frattanto troncato ogni indugio lo stesso Sig. Sindaco (o qualunque altro Esecu­tore ovvero tutti e tre collegialmente riuniti) farà apporre a forma dell’art. 908 del vigente Codice civile, i sigilli, i quali saranno remossi a tempo opportuno onde procedere alla compilazione dell’inventario.

„ Voglio the gli esecutori (od in seguito 1′ infrascritto Consiglio dei Padri) intervengano in giudizio a spese del mio patrimonio contro chiunque osasse infirmare od annul- lare le presenti disposizioni testamentarie, e ciò in ordine a detto articolo 908.

„ Voglio inoltre che gli stessi Esecutori facciano pre­mura presso il R. Governo onde ottenere l’autorizzazione affinchè questa mia ultima volontà abbia piena esecuzione, ed in ogni miglior modo; a ciò in forza dell’ art. 932 di detto Codice come pure degli art. 59 e 60 del citato Re­golamento.

„ Voglio altresì che gli Esecutori, compilato che sia l’inventario, ne’ modi dichiarati dall’ art. 7 del più volte menzionato Regolamento, debbano aniministrare (o fare amministrare) il patrimonio da me relitto nè modi di ra­gione e con la massima economia; e frattanto, poichè non permetto che sia alienata nè ora nè mai (salvo leggi in contrario) alcuna benchè minima porzione de’ beni del mio patrimonio, Essi dovranno prendere ad imprestito, per restituirsi a rate annue cogli avanzi, tanta somma quanta occorra per pagare all’Uffizio del Registro la tassa di successione. Così l’Amministrazione del nuovo Ente non potrà dar principio alla sua missione finchè, colle rendite d’un periodo di tempo, da non potersi a prima vista determinare, non abbia fatto fronte alla restituzione della tassa che sopra, alle spese amministrative, ed a quelle necessarie al nuovo impianto dello Stabilimento onde ricevere i giovani.

„ Ed infine i medesimi Sigg. Esecutori, ottenuta, l’ autorizzazione che sopra, faranno istanza al menzionato Consiglio comunale perchè nomini un Consiglio d’amministrazione (Consiglio de’ Padri di Famiglia) composto di sette Padri di Famiglia, compreso il Presidente, i quali primeggino per capacità per censo e per illibato costume. I membri di tal Consiglio dureranno in carica sette anni ; se ne rin­noverà uno ogni anno, e potrà essere rieletto. Ne’ primi sei anni la scadenza e determinate dalla sorte. Il Presidente sarà eletto a scrutinio segreto dal nominato Consiglio dei Padri ai quali ordino pel buono andamento disciplinare ed amministrativo dell’ Ente, di farsi coadiuvare da quel numero d’ impiegati strettamente necessari al bisogno: al Presidente renunziante succeda nuovo scrutinio; e, quando vi sia parità di voti, decida la sorte.

„ E, se taluno dei membri sovraddetti non voglia accettare l’incarico oppure (accettato) non voglia o non possa proseguire in quello, devenga a nuova nomina (e quante volte occorra, anche in futuro) lo stesso Consiglio comunale il quale altresi dovrà decidere sopra tutte le controversie che potessero elevarsi per l’interpetrazione d’ ogni e qualunque parte delle presenti disposizioni.

„ Il Consiglio de’ Padri finalmente, in mancanza di successive mie disposizioni, dovrà compilare al più presto possibile (sulle basi per altro sopra stabilite) lo Statuto organico ed il Regolamento interno disciplinare ed ammi­nistrativo dell’ Ente in parola ; i quali dovranno essere approvati, il primo dal R.° Governo e, l’altro dalla Deputazione provinciale di Firenze; e ciò a forma delle preindicate prescrizioni legislative sulle Opere Pie. — Intendo peraltro che, quando tali prescrizioni fossero all’ epoca della, mia morte abrogate, queste mie disposizioni testamentarie debbano essere modificate a seconda delle prescrizioni vi­genti a quell’ epoca.

— O Padri e Madri di Famiglia popolane pistoiesi, aventi interesse in questa fondazione, deh! coadiuvate ora ed in perpetuo (ma subordinatamente) i Preposti all’ amministrazione di questo pio Istituto: svelate loro, quando sia il caso, gl’ inconvenienti da qualunque parte essi de­rivino sia per rilassatezza, di discipline, sia per mala fede, sia per male arti degl’ impiegati (sposati spesso a sette tenebrose) i quali bisogna denunziare e render palesi onde la disonestà abbia il sue gastigo nello smascheramento e nella pubblica disapprovazione. I Preposti, non dubito, vi ringrazieranno, vi daranno sodisfazione e vi rimarranno obbligati. In tal guisa è da augurarsi che giammai verrà meno il buono andamento sì morale come, economico di questo Asilo che ho donato in perpetuo ai figli vostri.

„ Il mio patrimonio (ne ringrazio Iddio) non trovasi quest’ oggi gravato da onere alcuno: ciò spero che sarà anche all’ epoca della mia morte. Peraltro non posso fare a meno che non resti gravato, dopo la mia morte, da al­cuni piccoli oneri reclamati dal comodo pubblico, dal dovere di coscienza, dalla convenienza e della gratitudine. — Ben piccoli, com’ io diceva, nella lore entità saranno tali oneri; giacchè sono alieno affatto di gravare oltre misura il novello Ente che riguardo come mio figlio. Ho detto mio figlio poichè, se non mi è piaciuto di riprodurmi fi­sicamente ho inteso per altro di riprodurmi moralmente.

„ Per adempiere adunque alla sodisfazione di tali oneri fa d’ uopo:

1.° Che l’associazione del mio corpo ed i funerali da farsi alla mia Parrocchia di S. Vitale, quando non trovisi alcuna mia disposizione in proposito, siano ordinati (esclusa ogni pompa) come pia aggrada agli Esecutori testamentari.

2.° Che la cassa contenente il mio corpo, fatto cade­vere, sia portata a spalla dà miei contadini dalla porta Lucchese all’ Oratorio che spero all’epoca della mia morte d’ aver già, costruito presso le annose querci che si erigono dietro la mia villa di Serravalle. In dett’ Oratorio voglio esser tumulato, intieramente, sopra la porta. Ivi sarà scol­pito in marmo

O VILLANELLO O PASSEGGIERO
PREGA REQUIE
A TOMMASO DEL CAV. ONOFRIO CONVERSINI
PATRIZIO PISTOIESE
DOTTORE IN SCIENZE MATEMATICHE E FISICHE
QUI SEPOLTO
GIA’ PADRONE DI QUESTI LUOGHI
CHE
RESE PRATICABILI — FORNI’ DI SORGENTE PERENNE
RIDUSSE A GIARDINO PITTORICO
ORNO’
DELLA VILLA — DI QUESTO ROMITORIO E DELL’ ABITURO
DEI COLONI
CUI LARGI’ LAVORO E DANARO
PERCHE’
FUGASSERO L’ INERZIA
FOSSERO OPEROSI

3° Che, non trovandosi alla mia morte costrutto l’0ratorio, sia il mio Corpo provvisoriamente tumulato nella mia Cappella che attualmente esiste non molto lungi dalla Villa medesima finchè, a spese del mio patrimonio, non sia (a foggia di Romitorio) presso le querci suddette edificato dai fondamenti, con dimensioni non molto maggiori della Cap­pella, un tale Oratorio nel quale, come io diceva, sarà definitivamente tumulato il mio corpo, posta epigrafe che sopra. In tale circostanza voglio che sia trasportata dalla Cappella al nuovo Oratorio la pittura, in affresco, rappre­sentante la Madonna. col Gesù Bambino (Madonna delle ville). Facile, purchè eseguito colle debite cautele, n’è il trasporto; poichè quell’ Affresco del Secolo XIII fu, fino dal 1822, con apposita armatura, in legno trasportato da un lato alla metà della parete ov’ esiste attualmente.

4.° Che nell’ oratorio venga celebrata in perpetuo una messa tutte le Domeniche e le altre feste di precetto.

Così sarà soddisfatto alle dodici messe dell’obbligo Gui­dotti accollatomi col contratto de’ 12 Settembre 1849 ro­gato per Ser Cesare Querci ed a quelle, per la porzione che mi spetta, derivanti dagli obblighi de’ Benefizi di Fa­miglia colla Legge 15 Agosto 1867 rivendicati (Benefizio canonicale del Primiceriato e di S. Stefano in Salicorno già ambedue eretti in Cattedrale di Pistoia).

5.° Che sia fatto ogni anno, ed in perpetuo, un mo­desto funerale (anniversario) in detta mia Parrocchia ove, a turno, da un giovane dell’ Istituto sarà declamato (quando sia il caso) un Discorso necrologico che ricordi con encomio que’ Benefattori trapassati, i quali con generosi lasciti aves­sero portato incremento notabile all’ Istituto medesimo. Di tali Benefattori sarà anzi tenuta eterna memoria nel Pa­lazzo, ove i loro nomi saranno scolpiti in marmo sulle pa­reti della stanza che conduce immediatamente nel Giardino.

6.° Che gli Esecutori testamentari sodisfino immedia­tamente le spese occorse nella mia ultima malattia, quelle funerarie, e tutte le altre di ragione.

7.° Che il Consiglio de’ Padri di famiglia, esaurita l’o­pera degli Esecutori, regali convenientemente questi ultimi.

8.° Che in fine gli stessi Esecutori confermino gli In­dividui che si troveranno al mio servizio all’epoca della mia morte, i quali saranno salariati proporzionalmente alle nuove incombenze che saranno loro affidate. Le condizioni per altro a cui lego questa conferma, sono, deferenza dei medesimi verso i Superiori, attività e fedeltà.

Qualora poi questa mia novella Fondazione non si vo­lesse o non si potesse attuare, oppure, attuata che fosse, si pretendesse anche in futuro comunque siasi di denaturarla nella sua sostanza, intendo e voglio che sia sostituito siccome sostituisco all’ Erede che sopra, lo Spedale degl’In­fermi di Pistoia, colle norme stabilite nel mio primo e precedente Testamento del 1° Maggio 1872, consegnato li 10 successivo in Pistoia a Ser Giuseppe Civinini.

In fine, qualora anche lo Spedale non possa o non voglia accettare la mia eredità, gli sostituisco la Congre­gazione di Carità eretta in Pistoia in ordine alla citata Legge e Regolamento sulle Opere Pie.

Dichiaro in fine essere questa la mia ultima volontà contenuta nel presente Testamento Olografo che ho com­pilato e scritto per intero di mio proprio carattere nel mio suddetto Palazzo, posto in Pistoia nel Corso Vittorio Ema­nuele al N.° 1131, e segnatamente nella mia Libreria situata al primo piano; qual Testamento ho disteso in tre fogli di carta comprensivi quasi 12 pagine di scritto sulle quali, pagina per pagina, ho apposta altresì la mia firma, la quale vado pure ad apporre qui in calce questo dì ven­tuno del mese di Giugno dell’anno milleottocentosettantasei, a ore dieci antimeridiane.

Dott. Tommaso del fu Cavalier ONOFRIO CONVERSINI.

Chi era Tommaso Conversini

 

 

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